Quali sono gli errori da non fare quando acquisti una cucina? quali le piccole accortezze di cui tenere conto? acquistare i mobili della cucina significa sostenere una spesa importante, che dovrà durare negli anni. Qui troverai alcuni suggerimenti preziosi per non sbagliare, buona lettura!

10 errori nella progettazione della cucina

Stai acquistando la tua nuova cucina? Hai dei dubbi sul progetto o sui materiali che ti stanno proponendo? Vuoi evitare di compiere errori nell'acquisto della cucina? 
Sei sulla pagina giusta!

Qui troverai una serie di errori piuttosto comuni che si commettono quando si acquista una cucina. Mi chiamo Chiara Pellizzari e sono una "interior personal designer". Nel mio lavoro devo cercare di capire le esigenze del cliente e trasformarle in un progetto su misura. 

I suggerimenti che ti scrivo sono frutto della mia esperienza e dei miei errori. Spero ti siano utili :) 

Ah, ultima cosa, se vuoi contribuire a questo contenuto scrivimi nei commenti in fondo all'articolo suggerimenti, critiche, domande, e - perché no - anche errori che tu hai compiuto e che vorresti rendere pubblici per evitare che altri li compiano. 

Grazie in anticipo per il tuo contributo! 

 

La fase di pre-montaggio delle cucine grezze

(1) Errori nelle cucine: realizzare un piano cucina alto 85 centimetri

L’altezza standard del piano di lavoro in una cucina è di 85 cm. Ma questa misura è ormai troppo bassa per la maggior parte delle persone, quest’altezza costringe ad assumere posizioni scorrette e dannose per la schiena. È un errore tanto comunque quanto facile da evitare.

 

Dettagli

Piano cucina più alto: perché è meglio rispetto agli 85 cm standard?

Per anni l’altezza standard del piano di lavoro in cucina è stata fissata a 85 cm. Una misura diventata quasi una regola non scritta nel settore dell’arredo: le industrie lo considerano lo standard. Eppure, se guardiamo l’evoluzione antropometrica e le abitudini contemporanee, questa altezza oggi risulta spesso inadeguata.

Realizzare un piano cucina alto 85 centimetri significa, nella maggior parte dei casi, costringere chi lo utilizza ad assumere posture scorrette. E questo non è un dettaglio: la cucina è uno degli ambienti della casa in cui si trascorre più tempo in piedi, spesso svolgendo attività ripetitive come tagliare, impastare, lavare o preparare alimenti.

Portare il piano cucina a 90 cm di altezza è una scelta semplice ma estremamente efficace per migliorare ergonomia, comfort e salute della schiena.

 

L’evoluzione delle altezze: le persone oggi sono più alte

Quando gli standard di 85 cm si sono diffusi, l’altezza media della popolazione era inferiore rispetto a quella attuale. Oggi uomini e donne hanno mediamente stature più elevate rispetto agli anni ’60 o ’70.

Un piano a 85 cm può risultare adeguato per persone di bassa statura, ma per la maggior parte degli adulti – specialmente sopra i 170 cm – comporta una leggera flessione in avanti del busto durante le attività.

Anche pochi centimetri fanno la differenza: passare da 85 a 90 cm significa ridurre in modo significativo la curvatura lombare mantenuta per tempi prolungati.

 

Ergonomia e postura: il vero vantaggio dei 90 cm

Il vantaggio principale di un piano cucina a 90 cm è ergonomico.

Un piano troppo basso obbliga a:

  • incurvare le spalle;
  • piegare la zona lombare;
  • lavorare con il collo inclinato in avanti.

Questa postura, mantenuta anche solo per 30–40 minuti al giorno, può generare tensioni muscolari e dolori alla schiena nel lungo periodo.

Con un piano a 90 cm:

  • il busto rimane più eretto;
  • le braccia lavorano in posizione naturale;
  • la colonna vertebrale mantiene una postura più corretta.

Il risultato è un minore affaticamento, soprattutto per chi cucina frequentemente.

 

Maggiore comfort nelle lavorazioni quotidiane

Il piano di lavoro è il cuore operativo della cucina. Tagliare, impastare, stendere, lavare verdure: tutte attività che richiedono pressione verso il basso.

Un’altezza maggiore migliora la leva delle braccia e riduce lo sforzo lombare. Questo è particolarmente importante per:

  • persone alte;
  • chi soffre di dolori alla schiena;
  • chi passa molto tempo ai fornelli.

La cucina moderna non è più uno spazio occasionale: è un ambiente vissuto quotidianamente, spesso anche come luogo conviviale. Investire sull’ergonomia significa investire sul benessere domestico.

 

Non esiste un’altezza unica: personalizzare è la soluzione

L’errore non è solo scegliere 85 cm: l’errore è scegliere un’altezza standard senza valutare chi utilizzerà la cucina. 
Dal momento che le nostre cucine sono tutte su misura possiamo personalizzare l'altezza del piano di lavoro della tua cucina. 

L’altezza ideale del piano di lavoro dovrebbe essere proporzionata alla statura dell’utilizzatore principale. In linea generale:

  • persone fino a 165 cm → 85 cm può essere adeguato;
  • persone tra 165 e 175 cm → 88–90 cm;
  • persone oltre 175 cm → anche 92–95 cm.

 

Anche l’estetica ne beneficia

Un piano leggermente più alto può migliorare anche la percezione visiva della cucina.

Una cucina a 90 cm:

  • appare più slanciata;
  • riduce l’effetto “schiacciato” dei mobili;
  • migliora la proporzione tra basi e colonne.

In ambienti contemporanei, dove le linee sono pulite e minimal, una maggiore altezza contribuisce a un risultato più equilibrato.

 

Un errore facile da evitare

Scegliere 85 cm “perché è lo standard” è una decisione automatica, ma non sempre corretta.

Aumentare l’altezza a 90 cm, per le nostre cucine su misura:

  • non comporta costi significativi;
  • non complica il progetto;
  • migliora concretamente l’ergonomia.
  • rende più bella la cucina

È uno di quegli accorgimenti che possiamo offrirti, grazie alle nostre cucine su misura, e che fanno la differenza rispetto ai prodotti industriali.

Altezze del piano cucina: salva la tua schiena!

(2) Errori nelle cucine: realizzare un piano cucina profondo 60 centimetri

Il piano lavoro profondo 60 cm è lo standard nel mondo delle cucine "da catalogo". Ma se stai pensando ad una nuova cucina, valuta di riuscire ad avere un piano più profondo. Per esempio se scegli per la tua cucina un piano della profondità di 70 cm lavorerai con uno spazio maggiore, maggior visuale e più comodità. Inoltre questo ti da la possibilità di abbassare il pensile fino a 48 cm dal piano, rendendo più visibile e accessibile il contenuto.

 

Dettagli

Perchè scegliere un piano cucina più profondo di 60 cm? 

La profondità standard del piano cucina è di 60 centimetri. Una misura diventata quasi automatica nella progettazione, perché corrisponde alla profondità dei moduli base tradizionali e degli elettrodomestici da incasso. Ma per le nostre cucine-su-misura i 60 cm. non sono un obbligo. E sempre più nostri clienti scelgono un piano cucina più profondo di 60 cm, arrivando a 65, 70 o addirittura 75 centimetri.

Non si tratta solo di una scelta estetica: aumentare la profondità del piano migliora ergonomia, comfort, funzionalità e qualità dello spazio.

 

Più superficie di lavoro: il vantaggio più evidente

Il primo beneficio è semplice e immediato: più spazio operativo.

Cinque o dieci centimetri in più possono sembrare pochi sulla carta, ma nella pratica:

  • aumentano la zona utile davanti al lavello;
  • permettono di lavorare meglio davanti al piano cottura;
  • offrono spazio reale per tagliare, impastare e preparare cibi senza “sentirsi stretti”.

In una cucina moderna, dove piccoli elettrodomestici (macchina del caffè, tostapane, robot, frullatore) restano spesso sul piano, una profondità maggiore evita l’effetto affollamento.

 

Maggiore distanza dal muro: più comfort e meno schizzi

Un piano più profondo migliora anche la distanza tra punto di lavoro ed il fondale della cucina.

Nel caso del lavello:

  • si riducono gli schizzi contro il rivestimento cucina;
  • si crea una zona più comoda per appoggiare stoviglie.

Nel caso del piano cottura:

  • aumenta la sicurezza;
  • si allontanano pentole e padelle dal bordo posteriore;
  • si migliora la distribuzione dello spazio tra fiamma e parete.

Sono piccoli dettagli che incidono sulla qualità d’uso quotidiana.

 

Ergonomia migliorata: postura più naturale

Con un piano più profondo, l’utente può lavorare mantenendo una distanza più naturale dal muro, senza sentirsi “costretto” a ridosso della parete.

Inoltre, una maggiore profondità permette di:

  • installare lavelli leggermente arretrati rispetto al bordo;
  • evitare che il piano cottura sia troppo vicino alla parete;
  • distribuire meglio gli accessori.

Il risultato è una postura più rilassata e una migliore organizzazione delle zone operative.

 

Più spazio contenitivo nei mobili base

Aumentare la profondità del piano comporta spesso un incremento della profondità delle basi.

Passare da 60 a 65 o 70 cm significa:

  • cassetti più capienti;
  • maggiore volume interno;
  • migliore organizzazione delle stoviglie.

Questo è particolarmente utile nelle cucine contemporanee dove si preferiscono cassettoni profondi rispetto alle ante tradizionali.

 

Impatto estetico: proporzioni più moderne

Una cucina con piano più profondo appare visivamente più importante, più solida.

Le dimensioni contano e le proporzioni cambiano:

  • il piano diventa protagonista;
  • la linea della cucina appare più “architettonica”;
  • l’effetto complessivo è più contemporaneo.

Soprattutto con top in gres porcellanato, quarzo o pietra naturale, una maggiore profondità valorizza il materiale e ne enfatizza la presenza scenica.

 

Attenzione agli elettrodomestici: cosa considerare

Gli elettrodomestici da incasso standard hanno una profondità di circa 55–57 cm. Con un piano da 60 cm restano pochi centimetri di margine.

Con un piano più profondo:

  • si crea uno spazio tecnico posteriore per impianti;
  • si facilita l’installazione;
  • si evita che il piano cottura sia troppo vicino al bordo.

È però importante progettare correttamente:

  • allineamenti con colonne;
  • posizione di frigorifero e forni;
  • eventuale rientranza del basamento.

La maggiore profondità deve essere studiata, non improvvisata.

 

Quando scegliere un piano più profondo di 60 cm

Un piano da 65 o 70 cm è particolarmente consigliato quando:

  • la cucina è ampia;
  • si cucina frequentemente;
  • si utilizzano molti piccoli elettrodomestici;
  • si desidera un design contemporaneo;
  • si vogliono cassetti più capienti.

In spazi molto piccoli, invece, può essere necessario valutare attentamente l’impatto sulle distanze di passaggio.

 

Ci sono controindicazioni?

Le uniche vere limitazioni riguardano:

  • ambienti stretti, dove aumentare la profondità riduce il passaggio;
  • cucine in nicchie molto contenute;
  • ristrutturazioni con vincoli murari rigidi.

Dal punto di vista tecnico non ci sono svantaggi strutturali significativi, se la cucina viene progettata correttamente.

Piano cucina: standard VS su misura

(3) Errori nelle cucine: progettare dei pensili cucina troppo profondi

I pensili della cucina se troppo profondi diventano troppo vicino al viso e provocano un senso di costrizione oltre ad ostacolare la visione del piano di lavoro. Un piano più profondo (vedi errore n. 2) ti permette di tenere i pensili alla giusta distanza. 

 

 

Dettagli

Pensili troppo profondi: un errore di progettazione 

Nella progettazione di una cucina si presta molta attenzione all’estetica, ai materiali e agli elettrodomestici. Molto meno, invece, si riflette sull’ergonomia dei pensili. Eppure, realizzare pensili troppo profondi è uno degli errori più frequenti – e più fastidiosi – in una cucina.

Un pensile eccessivamente sporgente rispetto al piano di lavoro non solo altera le proporzioni visive dell’ambiente, ma può creare un vero e proprio senso di costrizione, avvicinandosi troppo al viso di chi lavora.

 

Quando il pensile invade lo spazio operativo

La profondità standard di molti pensili si aggira intorno ai 35 cm. Ma in alcuni progetti, sbagliando, si tende ad aumentare questa misura per guadagnare contenimento.

Il problema nasce quando:

  • il piano di lavoro è profondo 60 cm;
  • il pensile è profondo 35–37 cm;
  • la distanza tra piano e pensile è contenuta.

In questa configurazione, chi cucina si ritrova con il viso molto vicino al mobile superiore. Il campo visivo si riduce, la luce naturale viene parzialmente schermata e si crea una sensazione di “compressione”.

La cucina, invece di essere uno spazio aperto e funzionale, diventa un ambiente che opprime.

 

Un problema di ergonomia e postura

Quando i pensili sono troppo profondi:

  • si tende a lavorare leggermente arretrati;
  • si inclina il busto in modo innaturale;
  • si limita il movimento delle braccia.

La zona operativa deve essere libera, ariosa e ben illuminata. Un pensile che sporge troppo sopra il piano riduce la percezione di spazio e interferisce con la naturale postura di lavoro.

In particolare davanti al piano cottura o al lavello, la presenza di un mobile troppo vicino può diventare scomoda e, nel tempo, irritante.

 

Anche la luce ne risente

I pensili profondi ostacolano la diffusione della luce sul piano di lavoro.

  • La luce naturale proveniente dalla finestra viene schermata.
  • L’illuminazione sottopensile crea ombre marcate.
  • La superficie di lavoro risulta meno uniforme.

Una cucina ben progettata deve valorizzare la luce, non intrappolarla.

 

Proporzioni e percezione visiva

Oltre all’aspetto funzionale, c’è una questione estetica.

Pensili troppo profondi:

  • appesantiscono la parete;
  • sbilanciano le proporzioni tra basi e parte superiore;
  • creano un effetto “schiacciato”.

La parte alta della cucina dovrebbe alleggerire la composizione, non gravare su di essa.

In ambienti moderni, la tendenza è spesso quella di ridurre la profondità dei pensili oppure di alternarli a mensole o vani a giorno, proprio per evitare l’effetto di chiusura.

 

La soluzione intelligente: aumentare la profondità del piano

Una delle strategie più efficaci per migliorare comfort e proporzioni è aumentare la profondità del piano di lavoro.

Se il piano passa da 60 a 65 o 70 cm:

  • si crea maggiore distanza tra utente e parete;
  • i pensili possono restare alla loro profondità standard senza risultare invasivi;
  • si migliora la percezione di spazio.

In questo modo il pensile non “cade” sopra la testa di chi cucina, ma rimane nella giusta posizione ergonomica.

Un piano più profondo riequilibra l’intero sistema.

 

Contenimento sì, ma con criterio

È comprensibile voler aumentare lo spazio contenitivo. Ma farlo a discapito del comfort è un errore.

Meglio intervenire su:

  • colonne laterali;
  • basi più capienti;
  • cassettoni profondi;
  • soluzioni angolari ben organizzate.

Il contenimento deve essere progettato in modo intelligente, non semplicemente ampliando la profondità dei pensili.

Cappa cucina predisposta in una posizione pratica

(4) Errori nell'acquisto della cucina: la cappa all'altezza della fronte

La cappa in cucina viene spesso posizionata all’altezza della fronte della persona. Questo obbliga a chinarsi e ad assumere una posizione scomoda per controllare le pentole. Evitare questo errore è facile: oggi esistono cappe a scomparsa o ad altezze varie. 

 

 

 

Dettagli

La cappa troppo bassa: un'altro errore di progettazione delle cucine 

Tra gli errori nella progettazione delle cucine più diffusi c’è il posizionamento della cappa aspirante. Tradizionalmente la cappa viene installata a un’altezza standard sopra il piano cottura, spesso senza valutare la statura di chi utilizzerà la cucina.
Il risultato?
La cappa finisce esattamente all’altezza della fronte.

Questo obbliga a chinarsi leggermente per controllare le pentole, crea una postura innaturale e, nel tempo, genera fastidio e affaticamento. È un errore semplice da evitare se scegli una cucina su misura per te. 

 

Quando la cappa diventa un ostacolo

La cappa non dovrebbe essere un elemento che “invade” lo spazio operativo. Eppure, in molte cucine, la sua posizione costringe chi cucina a:

  • inclinare il busto in avanti;
  • abbassare la testa per vedere dentro le pentole;
  • lavorare con il viso troppo vicino alla struttura metallica.

Questo accade soprattutto nelle cappe tradizionali a parete, installate a un’altezza standard non personalizzata.

Quando la cucina la progettiamo noi sappiamo che sono i mobili a doversi adattare alle persone che li usano e non il contrario. E una cappa troppo bassa è uno degli errori nella progettazione delle cucine che incide direttamente sull’ergonomia quotidiana.

 

Un problema di postura (e non solo di estetica)

La zona cottura è una delle più utilizzate della cucina. Se ogni volta che si cucina si è costretti a chinarsi leggermente per controllare la preparazione, si crea una tensione ripetuta su:

  • zona cervicale;
  • spalle;
  • parte alta della schiena.

Inoltre, la presenza della cappa troppo vicina al viso può generare una sensazione di compressione visiva, soprattutto in ambienti piccoli.

La cucina deve essere uno spazio libero, aperto e funzionale. La cappa non dovrebbe mai diventare un ostacolo fisico o percettivo.

 

Perché succede?

Spesso la cappa viene posizionata in una posizione difficile semplicemente perchè questo è lo standard dei cataloghi del produttore che prevede una certa distanza dal piano cottura. 
Ma non vengono considerate: 

  • altezza del piano di lavoro;
  • statura degli utilizzatori;
  • profondità del piano;
  • tipologia di cappa.

Il risultato è un’installazione corretta dal punto di vista tecnico, ma non ergonomica dal punto di vista umano.

 

Le soluzioni moderne: cappe a scomparsa e regolazioni personalizzate

Evitare questo errore per noi è semplice, anche perché le alternative non mancano: 

 

1️⃣ Cappe a scomparsa integrate nel pensile

Si nascondono completamente nel mobile superiore e risultano meno invasive visivamente. Possono essere posizionate leggermente più in alto senza compromettere l’aspirazione.

 

2️⃣ Cappe inclinate

Le cappe inclinate o diagonali riducono il rischio di urti frontali e migliorano la visibilità delle pentole.

 

3️⃣ Cappe da piano (downdraft)

Sono integrate nel piano di lavoro e si sollevano solo quando necessario. Eliminano completamente il problema della cappa all’altezza della fronte.

 

4️⃣ Progettazione personalizzata dell’altezza

Questo è il punto fondamentale: adeguare l’altezza della cappa alla statura dell’utilizzatore principale è un intervento semplice ma decisivo.

 

Coordinare cappa e profondità del piano

Un altro aspetto spesso trascurato è il rapporto tra cappa e profondità del piano di lavoro.

Se il piano è più profondo (65–70 cm anziché 60):

  • aumenta la distanza tra utente e parete;
  • la cappa risulta meno “incombente”;
  • si migliora la percezione di spazio.

Anche questo rientra tra gli errori nella progettazione delle cucine: progettare ogni elemento singolarmente, senza considerare l’equilibrio complessivo.

 

Ergonomia prima delle abitudini

Molte cucine vengono progettate per abitudine, seguendo schemi standardizzati. Ma oggi è possibile – e doveroso – personalizzare.

Una cucina ben progettata dovrebbe:

  • rispettare l’altezza dell’utilizzatore;
  • garantire visibilità completa del piano cottura;
  • evitare ostacoli frontali;
  • favorire una postura naturale.

La cappa non deve essere un vincolo visivo o fisico.

(5) Errori quando si compera una cucina: le ante battente per i pensili

I pensili tradizioni con anta a battente vengono spesso lasciati aperti quando si cucina, e finiscono per diventare pericolosi per chi si muove. Si possono evitare perchè oggi esistono aperture di ogni tipo! 

 

Dettagli

Pensili con ante a battente: un errore nella progettazione delle cucine 

Nella maggior parte delle cucine tradizionali i pensili sono dotati di ante a battente. È una soluzione storica, semplice e diffusa. Ma proprio perché è diventata la norma, spesso non viene più messa in discussione.

Eppure, utilizzare le ante a battente per i pensili può rivelarsi uno degli errori nella progettazione delle cucine più sottovalutati.

Quando si cucina, le ante superiori vengono spesso lasciate aperte per prendere spezie, piatti o utensili. E in quel momento diventano un ostacolo sospeso all’altezza della testa.

 

Il problema delle ante a battente aperte

Chi cucina lo sa bene: si apre il pensile per prendere un ingrediente, lo si lascia aperto “per un attimo”… e poi si continua a lavorare.

Con le ante a battente tradizionali questo significa avere:

  • spigoli aperti all’altezza della fronte;
  • ostacoli nel campo visivo;
  • rischio di urti, soprattutto quando ci si muove lateralmente.

In cucine compatte o con più persone che si muovono contemporaneamente, il rischio aumenta. È una situazione frequente, ma spesso considerata inevitabile. In realtà non lo è affatto.

Le alternative moderne alle ante a battente

Oggi il mercato offre numerose soluzioni alternative, molto più ergonomiche e sicure.

 

1️⃣ Ante con apertura a vasistas (verso l’alto)

Le ante a ribalta verso l’alto si sollevano verticalmente e restano sopra la testa.

Vantaggi:

  • nessun ingombro laterale;
  • nessun rischio di urtare la fronte;
  • possibilità di lasciare il pensile aperto senza ostacoli.

Sono particolarmente indicate nei pensili sopra il piano cottura o in zone molto operative.

 

2️⃣ Sistemi basculanti assistiti

Le aperture basculanti con pistoni o sistemi meccanici evoluti permettono un movimento fluido e controllato. Alcuni modelli consentono di fermare l’anta in qualsiasi posizione.

Questa soluzione migliora:

  • comfort d’uso;
  • sicurezza;
  • qualità percepita della cucina.

 

3️⃣ Ante scorrevoli

I pensili con ante scorrevoli sono una soluzione elegante e funzionale, soprattutto nelle cucine moderne.

Vantaggi:

  • nessuna apertura verso l’esterno;
  • nessun ingombro nello spazio operativo;
  • maggiore libertà di movimento.

Sono particolarmente utili in ambienti stretti o in configurazioni lineari.

 

4️⃣ Serrandine o sistemi a scomparsa

Alcuni pensili prevedono sistemi a serrandina o ante che rientrano completamente all’interno della struttura.

Queste soluzioni:

  • eliminano completamente l’ingombro frontale;
  • permettono di mantenere il vano aperto durante la preparazione;
  • creano un’estetica pulita e contemporanea.

 

5️⃣ Mensole e vani a giorno

In alcuni casi si può anche ridurre la quantità di pensili chiusi, alternandoli a:

  • mensole leggere;
  • nicchie;
  • elementi a giorno.

Questo alleggerisce la composizione e riduce il rischio di impatti accidentali.

 

Ma allor perché le ante a battente continuano ad essere acquistate? 

Le ante a battente sono ancora diffuse perché:

  • costano meno;
  • sono semplici da realizzare;
  • fanno parte della tradizione progettuale.

Ma la semplicità non sempre coincide con la funzionalità. Se la cucina è uno spazio operativo, deve essere progettata pensando al movimento reale delle persone.

 

Sicurezza ed ergonomia prima delle abitudini

Tra gli errori nella progettazione delle cucine più comuni c’è proprio l’abitudine ad utilizzare gli schemi standard proposti dai produttori, senza valutare bene le modalità d’uso.

Le soluzioni moderne permettono di:

  • eliminare ostacoli;
  • migliorare la sicurezza;
  • rendere la cucina più fluida;
  • aumentare il comfort quotidiano.

(6) Errori nel progettare la cucina: non mettere l'illuminazione nelle colonne dispensa

Le colonne dispensa senza illuminazione sono scomode. Non si trovano gli oggetti perché la luce proveniente dalla stanza è alle nostre spalle con il risultato che ci "facciamo ombra" da soli. 
La luce è importante e quando si acquista una cucina va attentamente valutata. 

 

 

Dettagli

Non illuminare le colonne dispensa: uno degli errori nella progettazione delle cucine più fastidiosi

Quando si acquista una cucina si presta grande attenzione a finiture, elettrodomestici, top e maniglie. Ma spesso si trascura un dettaglio fondamentale: l’illuminazione interna delle colonne dispensa.

Può sembrare un optional, qualcosa di secondario. In realtà, non prevedere una luce all’interno della colonna è uno degli errori nella progettazione delle cucine che si avverte ogni giorno, più volte al giorno. Perché una dispensa senza luce è davvero scomoda e non vorremmo che tu fossi costretto a cercare le cose con la pila del cellulare...

 

Il problema della luce alle spalle

Quando si apre una colonna dispensa senza illuminazione interna, la luce principale della stanza è alle nostre spalle.

Il risultato è inevitabile:

  • il nostro corpo crea ombra all’interno del mobile;
  • i ripiani superiori risultano poco visibili;
  • gli oggetti più arretrati diventano difficili da individuare.

Soprattutto nelle colonne profonde 55–60 cm o più, il fondo del vano diventa una zona buia.

Quante volte capita di cercare un prodotto e non trovarlo subito, salvo poi accorgersi che era lì, nascosto nell’ombra?

 

Una questione di funzionalità quotidiana

La colonna dispensa non è un elemento decorativo: è uno spazio operativo ad alta frequenza di utilizzo.

All’interno troviamo:

  • pasta, riso, conserve;
  • piccoli elettrodomestici;
  • scorte alimentari;
  • utensili.

Se l’illuminazione è insufficiente, l’esperienza d’uso peggiora.

Aprire e chiudere più volte la dispensa, spostare oggetti per cercare quello che serve, perdere tempo: sono piccoli disagi ripetuti che derivano da una semplice mancanza progettuale.

 

L’illuminazione interna è una scelta intelligente, non un lusso

Oggi integrare l’illuminazione nelle colonne dispensa è semplice e tecnologicamente evoluto.

Le soluzioni disponibili includono:

  • LED verticali integrati nei fianchi;
  • strip LED sotto ogni ripiano;
  • sistemi con accensione automatica all’apertura dell’anta;
  • sensori crepuscolari o a infrarossi.

Si tratta di sistemi a basso consumo, con ingombro minimo e costi contenuti rispetto al valore complessivo della cucina.

Non inserirli per risparmiare poche decine di euro significa compromettere l’usabilità per anni.

 

Migliore organizzazione e controllo delle scorte

Una dispensa ben illuminata consente di:

  • vedere immediatamente cosa manca;
  • controllare le date di scadenza;
  • mantenere ordine;
  • evitare acquisti doppi.

La luce migliora anche la percezione di pulizia e qualità dello spazio interno.

Una colonna illuminata comunica cura progettuale e attenzione al dettaglio.

 

Estetica e percezione di qualità

Oltre alla funzionalità, l’illuminazione interna eleva la percezione complessiva della cucina.

Aprire una colonna e vedere l’interno illuminato:

  • valorizza i materiali;
  • rende l’ambiente più moderno;
  • crea un effetto scenografico elegante.

È un dettaglio che fa la differenza, soprattutto nelle cucine contemporanee di fascia medio-alta.

 

Quando è ancora più importante prevederla

L’illuminazione interna è particolarmente utile quando:

  • la cucina è poco luminosa;
  • le colonne sono molto profonde;
  • i ripiani sono numerosi;
  • le finiture interne sono scure;
  • la colonna è posizionata in una nicchia.

In queste situazioni, non prevederla è uno degli errori nella progettazione delle cucine più evidenti.

(7) Errori nelle cucine: lo zoccolo poco arretrato

Quasi tutte le cucine vengono installate con uno zoccolo arretrato di due o tre centimetri rispetto alle ante. Troppo poco!  Lo zoccolo se non è sufficientemente arretrato (cioè se non riesci ad infilare i piedi sotto alla base della cucina) ti obbliga a stare indietro ed a piegare il busto in avanti in una posizione che stressa i muscoli della schiena.

 

 

Dettagli

Errori nelle cucine: lo zoccolo poco arretrato

Si tratta di uno degli errori nelle cucine più comuni – tanto frequente quanto poco conosciuto – c’è la progettazione dello zoccolo troppo poco arretrato rispetto alle ante.

Nella maggior parte delle cucine lo zoccolo viene rientrato di appena 2 o 3 centimetri. È una misura standardizzata, che viene utilizzata in automatico se tu non dici nulla (e raramente te lo chiederanno). 
Ma questa misura è insufficiente.

Quando lo zoccolo non è adeguatamente arretrato – cioè quando non permette di infilare comodamente i piedi sotto la base – si è costretti a lavorare leggermente distanti dal piano, piegando il busto in avanti. E questa postura, mantenuta nel tempo, affatica la schiena.

 

Perché l’arretramento dello zoccolo è così importante

Quando ci si avvicina al piano di lavoro, il corpo tende naturalmente a portare i piedi sotto la base della cucina.

Se lo zoccolo è poco arretrato:

  • i piedi urtano contro la base;
  • si rimane qualche centimetro indietro;
  • il busto si inclina in avanti per raggiungere il piano.

È una compensazione quasi impercettibile, ma continua.

E la cucina è uno spazio in cui si passa molto tempo in piedi, spesso svolgendo attività ripetitive come tagliare, lavare o impastare. Anche una lieve inclinazione costante può generare tensioni lombari nel lungo periodo.

 

Una questione di ergonomia, non di estetica

Lo zoccolo non è solo un elemento estetico di chiusura inferiore. È una componente ergonomica fondamentale.

Un arretramento più generoso – 5, 7 o anche 8 centimetri – permette:

  • di avvicinarsi completamente al piano;
  • di mantenere la schiena più eretta;
  • di distribuire meglio il peso del corpo.

Il risultato è una postura più naturale e meno stressante.

 

Perché quasi tutte le cucine hanno uno zoccolo poco arretrato?

Per abitudine progettuale e per facillità di realizzazione dei mobili. 

Molti produttori mantengono uno standard ridotto per:

  • costi minori di produzione;
  • uniformità di catalogo;
  • ottimizzazione delle basi.

Ma sottostare ad uno standard industriale significa che siamo noi a doverci adeguare al mobile e non il contrario. E per qualcuno lavorare in queste condizioni si rivelerà molto fastidioso. 

 

L’impatto sulla postura quotidiana

Se non puoi infilare il piede sotto la cucina:

  • resti arretrato di qualche centimetro;
  • inclini il busto;
  • carichi la zona lombare;
  • attivi continuamente la muscolatura posturale.

È una postura che non si nota subito, ma che si ripete ogni giorno.

Nel lungo periodo, questo è uno degli errori nelle cucine che più incide sul comfort reale.

 

L’equilibrio tra zoccolo, altezza piano e profondità top

Lo zoccolo non va progettato isolatamente. Deve dialogare con:

  • l’altezza del piano di lavoro;
  • la profondità del top;
  • la statura dell’utilizzatore.

Un piano più alto (90 cm anziché 85) e uno zoccolo ben arretrato lavorano insieme per migliorare la postura.

Una cucina ergonomica è il risultato di piccoli accorgimenti coordinati.

 

Ci sono controindicazioni ad arretrare di più lo zoccolo?

Dal punto di vista funzionale, no.

Occorre solo:

  • mantenere una corretta stabilità delle basi;
  • verificare la compatibilità con eventuali elettrodomestici;
  • coordinare l’estetica complessiva.

Anzi, uno zoccolo più arretrato spesso alleggerisce visivamente la base, dando alla cucina un aspetto più slanciato.

(8) Errore nell'acquisto della cucina: vani poco o male attrezzati

Per migliorare la qualità del lavoro in cucina io metto una cura particolare nell'organizzazione di pensili, ante e cassetti. Come ci insegna Marie Kondo "In mezzo al caos ci sentiamo distratti, stressati, ansiosi, e la nostra capacità di prendere decisioni si riduce. Il disordine, a quanto pare, è una calamita per l’infelicità."

 

Dettagli

I vani contenitori della cucina devono poter essere ben attrezzati 

Una cucina può essere bellissima, avere finiture di pregio e un top spettacolare. Ma se i vani interni sono poco o male attrezzati, l’esperienza quotidiana sarà frustrante.

Se la tua cucina ha cassetti senza divisori oppure troppo profondi finirai per accumulare pile di oggetti. Se la colonna dispensa non viene pensata per gli oggetti o gli alimenti che dovrà contenere finirà per essere disordinata. 
Attrezzare nel modo corretto i vani contenitori è un dettaglio che sembra secondario in fase di acquisto, ma diventa centrale nell’uso di tutti i giorni. Per migliorare davvero la qualità del lavoro in cucina noi mettiamo una cura particolare nell’organizzazione di pensili, ante e cassetti. Perché una cucina funzionale non si misura solo dall’estetica esterna, ma dall’intelligenza degli spazi interni.

 

Il disordine non è neutro: incide sul nostro benessere

Marie Kondo lo spiega con chiarezza:
"In mezzo al caos ci sentiamo distratti, stressati, ansiosi, e la nostra capacità di prendere decisioni si riduce."

Questa riflessione vale ancora di più in cucina. La cucina è uno spazio operativo: si prendono decisioni rapidamente, si decide cosa cucinare aprendo la dispensa e dando una rapida occhiata a quello che è disponibile. E poi si coordinano movimenti, si gestiscono tempi, si incastrano preparazioni. Se ogni volta che bisogna cercare un utensile o una pentola occorre spostare mille oggetti o rovistare in un cassetto disordinato, si genera un continuo micro-stress quotidiano.

Il disordine rallenta, affatica e rende meno piacevole anche il gesto più semplice.

 

Avere spazio non basta: serve organizzazione

Uno degli errori più comuni è pensare che basti “avere tanti cassetti”. Ma l'equazione "ho tanto spazio, quindi non penso all'organizzazione" non funziona. 

Senza attrezzature interne adeguate, senza divisori e senza progettualità:

  • le posate si mescolano;
  • gli utensili si sovrappongono;
  • i coperchi si impilano in modo instabile;
  • potresti ferirti per la presenza di oggetti taglienti rovistando nel cassetto;
  • le spezie si perdono nel fondo del vano.

Uno spazio non organizzato tende naturalmente al caos.

L’ordine non nasce spontaneamente: va progettato.

 

Cassetti attrezzati: efficienza e fluidità

Un cassetto ben organizzato dovrebbe prevedere:

  • divisori modulari per posate;
  • supporti per coltelli;
  • comparti per utensili lunghi;
  • sistemi regolabili per pentole e coperchi.

Quando ogni oggetto ha una posizione definita:

  • si risparmia tempo;
  • si riduce lo stress;
  • si migliora la precisione dei movimenti;
  • si preservano gli oggetti stessi;
  • si evitano ferite. 

Aprire un cassetto e vedere tutto ordinato non è solo pratico: è rassicurante.

 

Pensili e colonne: il rischio del “contenitore generico”

Anche i pensili e le colonne dispensa sono spesso progettati in modo troppo generico.

Ripiani fissi e profondi senza estrazioni o divisori creano:

  • zone difficili da raggiungere;
  • accumuli disordinati;
  • oggetti dimenticati sul fondo.

Sistemi estraibili, cestoni interni, ripiani regolabili e organizzatori verticali permettono invece di sfruttare lo spazio in modo razionale.

La differenza si percepisce ogni giorno.

 

L’organizzazione migliora la qualità del lavoro

Una cucina ben organizzata permette di lavorare con maggiore concentrazione.

Meno caos significa:

  • meno distrazioni;
  • maggiore velocità nei gesti;
  • meno tensione mentale.

In uno spazio ordinato si prende decisioni più rapidamente. Si cucina meglio. Si vive meglio.

La qualità del lavoro in cucina dipende anche da questo.

I

nvestire nell’interno, non solo nell’esterno

Spesso si investe molto nell’estetica:

Ma si risparmia sugli accessori interni.

È un errore progettuale.

Gli interni sono ciò che si usa quotidianamente. Sono la parte invisibile che determina l’efficienza reale della cucina.

(9) Errori nelle cucine: l'illuminazione dei piani e dei vani

Anche il piano di lavoro, i pensili, il cestino ed i cassetti vanno illuminati adeguatamente. In cucina è importante trovare velocemente il sale ed anche gli spaghetti della giusta misura. 

 

Dettagli

Illuminazione della cucina: non basta una plafoniera a soffitto

Quando si progetta una cucina si pensa spesso all’estetica dei mobili, al top, agli elettrodomestici. L’illuminazione viene affidata, magari, all'elettricista che prevede un punto luce centrale sul soffitto ed un punto luce sul piano di lavoro. Fine.  Ma la cucina è uno spazio tecnico, operativo, dove si taglia, si pesa, si legge, si cerca. E per lavorare bene servono zone illuminate in modo mirato: piano di lavoro, pensili, cassetti, colonne dispensa, perfino il contenitore dei rifiuti.

In cucina è importante trovare velocemente il sale ed è altrettanto importante individuare gli spaghetti della misura giusta senza dover rovistare al buio.

 

La luce generale non è sufficiente

Un lampadario o una plafoniera centrale illuminano l’ambiente, ma non sono sufficienti: vanno previste luci puntuali dove servono. 

Inoltre tieni presente che quando ci si avvicina al piano di lavoro:

  • il corpo crea ombra;
  • la luce arriva alle nostre spalle;
  • le superfici risultano meno leggibili.

Il risultato è una cucina apparentemente luminosa, ma funzionalmente poco efficiente.

 

 

Illuminare correttamente il piano di lavoro

Il piano di lavoro è il cuore operativo della cucina. Deve essere illuminato in modo uniforme, senza ombre e senza abbagliamenti.

Le soluzioni più efficaci sono i LED sia in forma di strisce che di luci puntuali. 

I LED consentono di avere:

  • luce continua;
  • basso consumo;
  • temperatura colore controllabile;
  • integrazione discreta e invisibile.

Un piano ben illuminato migliora precisione, sicurezza e comfort visivo.

 

Illuminazione interna di vani contenitori 

Aprire un pensile e trovarlo buio è una delle situazioni più comuni.

La luce della stanza arriva da dietro di noi e crea ombra all’interno del mobile. Lo stesso accade nelle colonne dispensa profonde.

Grazie ai LED oggi è possibile:

  • inserire profili luminosi verticali nei fianchi;
  • installare accensioni automatiche all’apertura dell’anta;
  • illuminare ogni ripiano in modo uniforme.

Questo permette di vedere immediatamente:

  • le spezie;
  • le scorte;
  • i contenitori;
  • le confezioni alimentari.

La differenza tra una dispensa buia e una illuminata è enorme nell’uso quotidiano.

 

Cassetti illuminati: un dettaglio che cambia l’esperienza

Anche i cassetti possono essere dotati di illuminazione integrata.

All’apertura, una luce LED si attiva automaticamente, permettendo di:

  • vedere chiaramente posate e utensili;
  • distinguere facilmente oggetti simili;
  • evitare di cercare a tentoni.

È una soluzione che aumenta la qualità percepita della cucina e migliora l’efficienza operativa.

 

Anche il vano rifiuti merita luce

Può sembrare eccessivo, ma il vano dedicato alla raccolta differenziata è uno dei più utilizzati.

Una piccola luce integrata permette di:

  • distinguere correttamente i contenitori;
  • evitare errori nella separazione;
  • mantenere ordine.

L’illuminazione non è solo un fatto estetico, è un elemento di organizzazione.

 

Temperatura colore e qualità della luce

Non tutte le luci sono uguali.

In cucina è consigliabile utilizzare:

  • luce neutra (circa 4000K) per il piano di lavoro;
  • luce calda (3000K) per l’illuminazione ambientale.

La luce neutra migliora la percezione dei colori degli alimenti e la precisione nelle lavorazioni.
La luce calda rende l’ambiente più accogliente.

Un sistema ben progettato integra entrambe le componenti.

 

LED: tecnologia invisibile e flessibile

La tecnologia LED ha rivoluzionato la progettazione dell’illuminazione in cucina.

Permette di:

  • incassare profili sottilissimi nei mobili;
  • integrare sensori di accensione;
  • evitare ingombri visibili;
  • ridurre consumi e manutenzione.

La luce diventa parte integrante del progetto, non un’aggiunta successiva.

(10) Errori nell'acquisto di una cucina: usare materiali sbagliati

Va detto che generalmente i nostri clienti sono molto attenti a quale materiale utilizzare per i diversi elementi. Ed hanno ragione: un materiale sbagliato nel piano, nel rivestimento cucina o nelle ante pregiudica la durabilità della cucina. Durabilità fa rima con qualità ma anche con ecosostenibilità: se vuoi fare un favore all'ambiente non spendere poco per mobili che durano poco e diventano montagne di rifiuti. Scegli materiali più durevoli: spenderai un po' di più ma la tua cucina rimarrà bella a lungo. 

Dettagli

Errori nella progettazione delle cucine: scegliere materiali sbagliati che non durano

Dopo aver parlato di ergonomia, illuminazione, organizzazione interna e dettagli progettuali, è giusto affrontare un altro errore fondamentale: scegliere il materiale sbagliato per il piano, per il rivestimento o per le ante.

Come abbiamo detto, questo è forsre l’aspetto su cui i clienti si concentrano di più. Si parla molto di materiali, di finiture, di estetica quando si sceglie una cucina. Va sempre evidenziato che la cucina è un ambiente tecnico. Se i materiali non sono adeguati all’uso, la durabilità ne risente. E quando la durabilità viene meno, viene meno anche la qualità.

 

Il piano di lavoro: il punto più sollecitato

Il piano cucina è sottoposto a:

  • urti;
  • calore;
  • umidità;
  • macchie;
  • tagli;
  • detergenti aggressivi.

Scegliere un materiale poco resistente per risparmiare significa esporsi a:

  • graffi visibili dopo pochi mesi;
  • aloni permanenti;
  • bordi che si deteriorano;
  • gonfiori dovuti all’umidità.

Il piano di lavoro è l’elemento più usato della cucina. Se si rovina, l’intera percezione della cucina cambia.

 

Rivestimenti e schienali: attenzione alla manutenzione

Anche il rivestimento cucina deve essere scelto con criterio.

Materiali porosi o difficili da pulire possono:

  • assorbire grassi;
  • macchiarsi con facilità;
  • richiedere manutenzioni frequenti.

In una zona come quella dietro al piano cottura o al lavello, la praticità è fondamentale.

La bellezza senza prestazione diventa un problema nel tempo.

 

Ante e finiture: l’usura quotidiana

Le ante sono soggette a:

  • urti accidentali;
  • apertura e chiusura continua;
  • vapore;
  • detergenti.

Materiali economici o poco resistenti possono perdere colore, graffiarsi facilmente o gonfiarsi in presenza di umidità.

La cucina è uno spazio vissuto ogni giorno. Non può essere trattata come un elemento puramente decorativo.

 

Durabilità fa rima con qualità

Una cucina che dura nel tempo è una cucina di qualità.

Durabilità significa:

  • materiali resistenti;
  • superfici stabili;
  • finiture affidabili;
  • bordature ben realizzate.

Spendere meno oggi per un materiale scadente significa spesso spendere di più domani per sostituire o riparare.

La qualità si misura nel tempo, non al momento dell’acquisto.

 

Durabilità fa rima anche con ecosostenibilità

C’è un aspetto che viene spesso sottovalutato: la sostenibilità ambientale.

Comprare mobili che durano poco significa:

  • sostituirli prima;
  • produrre rifiuti;
  • consumare nuove risorse;
  • aumentare l’impatto ambientale.

Una cucina economica che si rovina dopo pochi anni diventa un problema ecologico oltre che economico.

Se vuoi fare un favore all’ambiente, non spendere poco per mobili che durano poco e diventano montagne di rifiuti.

Scegli materiali più durevoli: spenderai un po’ di più, ma la tua cucina rimarrà bella a lungo. La vera sostenibilità è progettare oggetti che durano.

I materiali migliori oggi uniscono:

  • resistenza;
  • stabilità;
  • facilità di manutenzione;
  • qualità estetica.

La progettazione corretta non sceglie tra estetica e funzionalità. Le integra.

A proposito di questo ultimo punto ti consiglio di proseguire leggendo:

La cucina moderna: quali materiali?

Molti di questi errori si possono risolvere con il pre-montaggio delle cucine "grezze" (non ultimate) in laboratorio. Il pre-montaggio evidenzia immediatamente sbagli e problematiche evitando che si presentino in cantiere e con la cucina ultimata e verniciata. 
Nelle foto qui di seguito ti mostro un pre-montaggio nel nostro laboratorio - noi lo facciamo sempre - di una delle nostre cucine che stavamo producendo per un cliente di Vicenza. 

 

Commenti

buongiorno
sono molto indecisa sull altezza del piano che ho acquistato per comporre la mia nuova cucina.
cucina a L piccola con ante touch bianche matt e piano continuo in finto marmo - un materiale super evoluto. La proposta è 12 mm o 30 mm. mi piace alto ma con la cucina cosi piccola temo si veda troppo e basso è piu design. Consigli?
grazie !!

28/10/2019 - eleonora tremolada

Ciao Eleonora, 

un piano in grès da 12 mm. è decisamente più di design, come scrivi anche tu. Ti consiglio senza dubbio quello! 

grazie per la domanda, ciao!

 

03/11/2019 - manager

Buongiorno, per un piano cucina meglio il gress o il classico granito? Grazie

03/10/2020 - Massimo

Ciao Massimo

abbiamo parlato dei piani cucina in questo approfondimento: 

https://www.fratellipellizzari.it/blog/migliore-piano-cucina

ciao!

05/10/2020 - manager

Buonasera una domanda. Ma è possibile che l’alzatina dietro al lavello e al piano cottura essendo in Fenix è già la seconda volta in sei mesi che chiediamo la sostituzione perché cucinando si alza la laminatura e si formano bolle al suo interno? Grazie per la gentile risposta

02/01/2021 - Alessandro

Ciao Alessandro, 

prova a leggerti questo articolo sul Fenix:

https://www.fratellipellizzari.it/blog/fenix

Vedrai che anche altri hanno avuto il tuo problema.
Il Fenix, infatti, va bene solo se è PIENO (cioè se non è una impiallacciatura), solo allora ti garantisce una tenuta all'acqua. Altrimenti è normale che, con l'umidità, si rigonfi la parte interna in truciolare. 

ciao!

 

04/01/2021 - manager

Buongiorno, come posso sapere se il Fenix che mi propongono è pieno o attaccato su supporto?

05/05/2021 - Mirko

Ciao Mirko,

Se il negozio a cui ti sei rivolto è serio te lo dirà sicuramente. Chiaramente anche il costo può essere un indizio (il fenix pieno oppure la lamina incollata su truciolare hanno costi completamente diversi).

buona giornata

06/05/2021 - michele

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